L’INFORTUNIO AL LEGAMENTO CROCIATO SOTTO LA LENTE DELL’INTERREG SKIPROTECH

L’INFORTUNIO AL LEGAMENTO CROCIATO SOTTO LA LENTE DELL’INTERREG SKIPROTECH

L’INFORTUNIO AL LEGAMENTO CROCIATO SOTTO LA LENTE DELL’INTERREG SKIPROTECH

Passi da gigante nello studio transfrontaliero: grazie ad un avveniristico manichino antropomorfo sono stati analizzati cause ed effetti delle lesioni al ginocchio sulle piste da sci

Le cause di infortunio al legamento crociato anteriore sotto la lente dell’Interreg SkiProTech, studio transfrontaliero finalizzato ad indagare gli incidenti sulle piste da sci e portato avanti dal Technologiezentrum Ski-und Alpinsport e dall’Università di Innsbruck, in sinergia con Dolomiticert, l’Università di Padova e la Provincia Autonoma di Bolzano.

In questi giorni l’equipe di esperti sta analizzando in maniera quantitativa la dinamica delle cause delle lesioni durante la pratica dello sci: una volta conosciuta la meccanica dei motivi di infortunio e dei fattori che più li influenzano, sarà possibile intervenire in maniera diretta per prevenire tali incidenti, tramite l’utilizzo di particolari dispositivi di protezione e di attrezzature mirate.

In primo luogo si è focalizzata l’attenzione su una ricorrente tipologia di infortunio: l’infortunio dovuto a collisioni con barriere fisse. Sono stati così analizzati i carichi trasmessi ad un manichino antropomorfo durante impatti su barriere di protezione.  Per l’acquisizione dei dati sono stati utilizzati accelerometri (posizionati sul baricentro e sulla testa), misuratori di velocità e una telecamera ad alta velocità. Tali esperienze si sono dimostrate estremamente significative non solo per la determinazione delle decelerazioni subite dal manichino e sulla dinamica delle stesse, ma anche per sviluppare un protocollo di valutazione delle stesse barriere di protezione.

Il secondo meccanismo di infortunio è il cosiddetto  meccanismo “boot-induced”. Come dice la parola stessa la dinamica dell’infortunio è fortemente condizionata dalla presenza dello scarpone.

Il meccanismo è quello schematizzato nel disegno: immaginiamo uno sciatore che ricadendo da un salto ammortizza l’energia potenziale piegando le gambe, l’energia cinetica di avanzamento lo porta ad arretrare leggermente il busto, la leva dello sci e la rigidità del complesso scarpone-attacco impone alla tibia un movimento di avanzamento che si contrappone all’arretramento del femore. Tale stato di tensione è sopportato principalmente dal legamento crociato anteriore, che spesso, a seconda dell’entità delle forze in gioco, dello stato fisiologico e biomeccanico del soggetto, non riesce a resistere alle sollecitazioni impresse e si lesiona o lacera.

In questa seconda fase della ricerca, con la collaborazione dell’ Università di Padova – Dipartimento di Ingegneria Meccanica, si è cercato di simulare in laboratorio proprio questo meccanismo di lesione. Vediamo come.

Innanzitutto, il manichino antropomorfo, già utilizzato in precedenza per le prove di impatto, è stato ulteriormente sensorizzato: le gambe sono state strumentate tramite degli estensimetri, grazie a 2 elettrogoniometri si è resa possibile l’acquisizione degli angoli del ginocchio durante la caduta, il collo è stato reso flessibile, le accelerazioni della testa e del baricentro sono ora registrabili grazie agli accelerometri.

La dinamica degli impatti, invece, è stata monitorata grazie alla telecamera ad alta velocità.

Per una simulazione realistica degli impatti, il manichino è stato sganciato su un piano inclinato dotato di una superficie scivolosa, paragonabile al manto nevoso.

Il prossimo ambizioso step dello studio vedrà il tentativo di completare l’analisi inserendo anche l’attività muscolare, che riveste un ruolo determinante per il controllo motorio, e la successiva integrazione dei dati sperimentali con la simulazione software realizzata dai partner austriaci.

 

 

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